Natura e Artificio: Andrea Benetti e Dario Binetti
Si allunga sempre più il parterre di artisti contemporanei che negli ultimi hanno scelto Ascoli come palcoscenico ideale per presentare le loro opere più recenti, approfittando della bellezza della città ma nel contempo contribuendo ad immettere nuova linfa creativa nelle arterie picene e romane dell’incomparabile centro storico.
Negli ultimi mesi Omar Galliani, Enzo Cucchi, Giuliano Giuliani e Antonio Marras hanno realizzato per Ascoli Piceno delle installazioni site specific che attestano la grande capacità seduttiva con cui la città picena, con i suoi edifici modellati nel caldo travertino, riesce ad irretire gli animi degli artisti più colti, desiderosi di recuperare una dimensione creativa più raccolta e meno effimera rispetto a quella che si può percepire nelle grandi metropoli.
Si aggiungono a questa lista i nomi di Andrea Benetti, promotore del movimento dell’Arte Neorupestre, e di Dario Binetti, affermato fotografo, che hanno collaborato nella realizzazione di ventuno opere la cui essenza espressiva sembra adattarsi al contesto culturale ascolano, richiamando alla memoria alcuni elementi archetipici del territorio.
Eseguite nelle suggestive grotte di Castellana che fanno da sfondo alla serie dedicata alle Monache del Sole e a quella delle Vestali della Luce, le immagini proposte nelle suggestive sale del Palazzo dei Capitani ci riportano nelle viscere della terra scavata dal fluire dell’acqua che nel corso di milioni di anni ha dato forma a figurazioni litiche fantasmagoriche: il richiamo al travertino che caratterizza tanto il territorio quanto il centro urbano di Ascoli Piceno è quanto mai suggestivo tanto più che anche il travertino è una roccia che nasce dall’acqua e dai suoi sedimenti.
Queste incursioni ctonie dei due artisti ci portano in contatto con austere figure femminili che popolano quegli scenari lunari rappresentando in modi diversi l’apporto della luce che rischiara le tenebre sotterranee: anche in questo caso è ben palese il riferimento alla Sibilla che da millenni popola l’immaginario dell’entroterra appenninico e che ne rappresenta il genius loci più significativo ed identitario. La grotta della Sibilla ancora inviolata, il lago di Pilato sono luoghi che ancora testimoniano il sentire di popolazioni antiche che hanno scelto gli elementi della natura come idoli da venerare e temere, capaci di produrre cataclismi e terremoti violenti come quelli che periodicamente scuotono le viscere della terra.
Insomma, per dirla con il maggiore pittore piceno del Novecento, Osvaldo Licini, i due artisti ci fanno scendere “… nella regione delle madri” dove tutto ha avuto inizio.
Prof. Stefano Papetti |
Docente di Museologia e Restauro dei Beni Storico-Artistici |
Università degli Studi di Camerino |