Questa volta protagonista del progetto, a cura della Interior Designer Micaela Mazzoni e della curatrice Licia Mazzoni, sarà l’artista Andrea Benetti (Bologna, 1964), fondatore del Manifesto dell’Arte Neorupestre presentato nel 2009 alla 53ª Biennale di Venezia, interprete di una poetica in cui l’atto creativo torna a essere un rito di appropriazione dello spazio e della memoria.
La mostra suggerisce l’idea di soglia come attraversamento tra passato e presente. Come già operato per l’allestimento di Villanova, anche a Casalecchio la scelta delle tredici opere d’arte esposte punta a esaltare le soluzioni di serramenti quali portali simbolici che regolano il passaggio tra mondi: tra interno ed esterno abitativo, tra intimità e apertura, tra individuo e collettività.
In questo orizzonte, la ricerca di Andrea Benetti risuona con forza archetipica: così come l’uomo del Paleolitico incideva la roccia per segnare i momenti fondativi della propria esistenza, imprimendo nelle pareti della grotta una memoria condivisa e rituale, le sue opere riattivano quel gesto primigenio, trasformando l’ambiente in traccia viva, in testimonianza di un passaggio, di una presenza.
L’Atelier si configura dunque come una contemporanea caverna abitata, un luogo raccolto e quasi iniziatico in cui il visitatore è invitato a varcare soglie non solo fisiche ma percettive.
Nel merito della ricerca artistica di Andrea Benetti, il suo lavoro si configura come un sofisticato ponte temporale, una ricerca visiva che non si limita alla citazione stilistica ma ambisce a una vera e propria riconnessione primigenia con le radici dell’espressione umana.
Attraverso le serie di queste collezioni, l’artista avvia una rigorosa indagine volta a decostruire l’idea di astrattismo come prodotto esclusivo della modernità, ricollocandone le radici nel cuore della Preistoria.