Autore | Stefano Odoardi

  • Benetti
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Quello che vedo

C’è la ricerca dell’arcaico e dell’ancestrale nelle opere di Andrea Benetti e Dario Binetti.
Dostoevsky ha detto: “Si dice che l’Arte deve rispecchiare la vita ma sono tutte sciocchezze; lo scrittore (il poeta) crea lui stesso la vita, e una vita tale, per di più, che prima di lui non esisteva neppure in tutta la sua pienezza.” L’immaginario dell’artista scaturisce dalla profondità più nascosta del suo io e quella diventa la sua vita, forse. Le fotografie della mostra, o meglio, dire le immagini di donne arcaiche all’interno di un abisso profondo della Terra come le grotte, ci riporta nel luogo dell’immaginazione dell’artista. Un luogo a lui sconosciuto e al quale dare una vita, un respiro. Quante volte giocando ci siamo sentiti vicino all’origine del tutto? È la vibrazione immersa nel dubbio che ci avvicina all’origine delle cose. Addentrarsi in una grotta, per creare delle messe in scena cinematografiche, con personaggi ben definiti nella ricerca dell’arcaico, è provare un senso di paura e allo stesso tempo giocare. La Paura e il Gioco sono ingredienti fondamentali per avvicinarci al Dubbio. L’uomo primitivo, credo, dubitava, o forse ora che lo scrivo, si dubitava, perché non conosceva, non aveva l’esperienza del Mondo, e sperimentava e basta. Queste opere ci riportano a questa dimensione primitiva e sembrano incitarci a riappropriarci del mistero, di ciò che non conosciamo, del passo vitale delle cose, della libertà stessa di essere quel che vogliamo, di procedere dentro gli abissi più paurosi, e allo stesso tempo giocare, mettere in scena una realtà che non esiste e che ha una vita solo nel momento in cui l’artista la immagina, e ce la svela. Tarkovskij ha detto:” L’immagine è chiamata a esprimere la vita stessa, e non concetti e riflessioni sulla vita”, e della vita stessa noi ci riappropriano, passeggiando “Verso l’Ignoto” alla scoperta delle “Visioni Mistiche” di Andrea Benetti e Dario Binetti.

Stefano Odoardi
Regista e sceneggiatore |